giovedì, febbraio 16, 2006

Kamikaze contro i marines: è puro terrorismo

Siamo nel campo delle opinioni, ma la sentenza riportata di seguito è quantomeno discutibile, non certo "salomonica" o degna di essere dichiarata "super partes". Sono quelle cose che ti fanno sperare di poter rinascere in un altro Paese in una vita futura, se sei uno che crede nella reincarnazione.

Personalmente spero di non aver mai aver nulla a che fare con i giudici di appello che si sono lanciati in cotanta decisione...

Bye, gianluca

Articolo tratto dal Corriere della Sera
«Kamikaze contro i marines, non è terrorismo»
Caso Daki e guerra in Iraq, le motivazioni dell'appello rafforzano le assoluzioni decise dal giudice Forleo

MILANO — «L'instradamento di volontari verso l'Iraq per combattere contro i soldati americani non può essere considerato sotto alcun aspetto un'attività terroristica». E questo nemmeno quando, come in questo caso, «appare chiaro il reclutamento di kamikaze».Le motivazioni del verdetto d'appello non solo confermano, ma addirittura scavalcano la sentenza del giudice Clementina Forleo, che il 24 gennaio 2005 fu pesantemente contestata per aver assolto tre integralisti islamici dall'accusa di terrorismo internazionale, pur ritenendo dimostrato che reclutavano mujaheddin per la guerra in Iraq. L'imputato diventato più famoso, il marocchino Mohammed Daki, è in realtà l'unico assolto da tutti i reati: per i giudici «condivideva le ragioni per le quali un musulmano doveva andare in Iraq a combattere» e le intercettazioni ne dimostrano «la disponibilità ad aiutare un aspirante combattente somalo» che gli chiedeva di «cedergli il suo passaporto», ma poi non l'ha fatto (anche perché si è accorto che la polizia stava per arrestarli), per cui «è stato solo occasionalmente coinvolto». Per gli altri due imputati, i tunisini Alì Toumi e Maher Bouyahia, la corte d'assise d'appello considera «provato che dal febbraio al marzo 2003 hanno collaborato con l'egiziano Merai e il mullah Fouad» (i due ex imam di Milano e Parma arrestati come capicellula) «aiutando i volontari musulmani a trasferirsi dall'Europa in Iraq per andare a combattere contro gli americani e munendoli di documenti d'identità falsi», ma neppure questo è terrorismo.Il verdetto di primo grado aveva messo in dubbio l'intercettazione chiave sul reclutamento di kamikaze. La sentenza d'appello, firmata dal giudice Rosario Caiazzo, lo considera invece pienamente provato (tanto da fare i nomi di tre kamikaze: Habib Waddani, Morchidi Kamal e Habib Sekseka) ma irrilevante: «Un atto può essere definito terroristico, in tempo di pace, anche quando determina solo un pericolo indiretto per la popolazione civile. Ma in una situazione di conflitto armato» questo rischio «ricorre con grande frequenza», ad esempio «in occasione dei bombardamenti », per cui contano «solo gli atti esclusivamente diretti contro la popolazione civile». «Non può quindi condividersi la tesi dell'accusa», cioè l'obiezione del procuratore Spataro secondo cui «le azioni suicide costituirebbero sempre (e di per sè) un pericolo per la popolazione civile».La sentenza non cita la strage di militari italiani nel novembre 2003 a Nassyria, ma indica due diverse date-spartiacque che lasciano il giudizio (forse volutamente) incerto: il giudice considera «fatto notorio» che «fino all'agosto 2003 in Iraq non si è verificato alcun attentato terroristico», perché solo da allora «le azioni suicide» hanno colpito «anche civili»; ma a metà sentenza sottolinea che «il periodo di occupazione militare» (parificabile a quello «stato di guerra» che legittimerebbe i kamikaze) «si è formalmente concluso solo il 30 giugno 2004 con il primo governo provvisorio iracheno».Per il giudice Caiazzo inoltre è provato che «i volontari dall'Europa venivano inviati in campi di addestramento militare gestiti da Al Ansar Al Islam», che era «una vera e propria organizzazione combattente islamica» con «frange favorevoli al terrorismo», ma questo «non basta» a provare l'accusa «individualmente per ciascuno» dei «reclutatori».Toumi e Bouyahia dunque meritano solo tre anni di carcere per i passaporti falsi e l'invio di clandestini in Iraq, mentre Daki va scarcerato con tante scuse.

domenica, febbraio 05, 2006

Solidarietà al Jyllands-Posten

Esprimo piena solidarietà al quotidiano danese Jyllands-Posten che ha ritenuto, nella propria natura di organo di informazione indipendente, di pubblicare le vignette ritenute basfeme da alcuni islamici. Non ritengo invece cosa saggia aver pubblicato la lettera di scuse a seguito di una reazione decisamente esagerata, pretestuosa e chiaramente indotta da irresponsabili capi politico-religiosi alla guida di stati confessionali che non accettano i principi di laicità occidentali.

Di seguito pubblico la lettera (in lingua inglese) rivolta dal Jyllands-Posten ai cittadini musulmani.


Honourable Fellow Citizens of the Muslim World
Morgenavisen Jyllands-Posten is a strong proponent of democracy and freedom of religion. The newspaper respects the right of any human being to practise his or her religion. Serious misunderstandings in respect of some drawings of the Prophet Mohammed have led to much anger and, lately, also boycott of Danish goods in Muslim countries.

[30.01.2006]
Please allow me to correct these misunderstandings.
On 30 September last year, Morgenavisen Jyllands-Posten published 12 different cartoonists' idea of what the Prophet Mohammed might have looked like. The initiative was taken as part of an ongoing public debate on freedom of expression, a freedom much cherished in Denmark.
In our opinion, the 12 drawings were sober. They were not intended to be offensive, nor were they at variance with Danish law, but they have indisputably offended many Muslims for which we apologize.
Since then a number of offensive drawings have circulated in The Middle East which have never been published in Morgenavisen Jyllands-Posten and which we would never have published, had they been offered to us. We would have refused to publish them on the grounds that they violated our ethical code.
Morgenavisen Jyllands-Posten attaches importance to upholding the highest ethical standards based upon the respect of our fundamental values. It is so much more deplorable, therefore, that these drawings were presented as if they had anything to do with Morgenavisen Jyllands-Posten.
Maybe because of culturally based misunderstandings, the initiative to publish the 12 drawings has been interpreted as a campaign against Muslims in Denmark and the rest of the world.
I must categorically dismiss such an interpretation. Because of the very fact that we are strong proponents of the freedom of religion and because we respect the right of any human being to practise his or her religion, offending anybody on the grounds of their religious beliefs is unthinkable to us.
That this happened was, consequently, unintentional.
As a result of the debate that has been going on about the drawings, we have met with representatives of Danish Muslims, and these meetings were held in a positive and constructive spirit. We have also sought in other ways to initiate a fruitful dialogue with Danish Muslims.
It is the wish of Morgenavisen Jyllands-Posten that various ethnic groups should live in peace and harmony with each other and that the debates and disagreements which will always exist in a dynamic society should do so in an atmosphere of mutual respect.
For that reason, Morgenavisen Jyllands-Posten has published many articles describing the positive aspects of integration, for example in a special supplement entitled The Contributors. It portrayed a number of Muslims who have had success in Denmark. The supplement was rewarded by the EU Commission.
Morgenavisen Jyllands-Posten takes exception to symbolic acts suited to demonise specific nationalities, religions and ethnic groups.

Sincerely yours

Carsten Juste Editor-in-Chief

Solidarietà a Danimarca e Norvegia

Per quanto poco possa contare il mio pensiero, vi tengo e tengo alla sua libertà e alla possibilità di espressione. Per tale ragione, nel mio piccolo, esprimo la solidarietà più piena ai Popoli di Danimarca e Norvegia. Nel contempo, biasimo la pavidità e la strumentale ignavia degli occidentali che non stanno al fianco dei propri fratelli ingiustamente perseguitati da fanatici religiosi che nessun altro interesse hanno se non quello di conservare i loro strumenti di manipolazione culturale ben unti col grasso dell'ignoranza.

E così sia.

Giane